Art. 2 | Sappiamo chi siamo?

La vita si divide a scaglioni: fino i 7 anni sei puro, poi entra il ragionamento, la coscienza e la società, e qui incominciano i cazzi.

Si, sono proprio cazzi nel deretano perché vuoi essere compreso e far parte di una comunità. Ma ti devi adattare. Non sei sempre al posto giusto, al momento giusto, con le persone giuste che ti capiscono e sostengono. No, dalla tua bocca escono stronzate, cose giuste ma non capite, cose vere e capite, azioni, reazioni, ecc ecc

Ma dall’altra parte c’è qualcuno, che giudica (come se fosse quello/a che fa tutto giusto, mah).

E tu sei li come un pesce ad aspettare la sua reazione. Almeno era (o a volte è ancora così) per me.

Perché avevo (o ho) quel bisogno di appartenenza che urlava dentro di me: cosa sana da una parte perché l'essere umano è fatto per stare in società.

Il problema è che quando fin da bocia non ti hanno mai fatto/a sentire "parte della comunità" ma una cosa diversa, cresci con quell'unico pensiero: non voglio più sentirmi diverso/a ed escluso/a.

Poi io penso che sia andata così solo a me, mentre gli altri non l’hanno vissuto.

NOTA: mai paragonarsi agli altri. Ricordatelo. Rileggilo.

E se invece non sono l’unica che ha queste urla dentro di “Qualcuno mi vede e mi accetta per come sono??”

Per quanto sono unica (lo siamo tutti), la psicologia e gli schemi mentali e comportamentali non lo sono. Nemmeno logici e lineari.

Con questo voglio farti sentire, e sentirmi, meno solo/a. Non c’è niente che non va in te.

Siamo cresciuti con genitori che hanno fatto il loro meglio, con quello che sapevano.

NOTA: tu non sei i tuoi pensieri/credenze limitanti. Ce li hai a causa di convinzioni che ti sei raccontato per sopravvivere, e fidati, che se li guardi veramente, non sono neanche veri.

Dicevo, genitori: certo, hanno avuto il loro passato e a loro volta i loro genitori con traumi, modi di crescere e parlare di dubbio senso. Al giorno d'oggi ci sono informazioni che una volta non c'erano per poter crescere al meglio un figlio/a.

In qualsiasi modo, escludendo la violenza fisica e psicologica pesante, bisogna ringraziarli. Anche per gli sbagli.

Non siamo capitati per caso in quella famiglia. Ne parleremo.

NOTA: il caso non esiste.

A me la nebbia fitta di traumi e ingiustizie, hanno fatto erigere muri armati da 30cm: invalicabili, indistruttibili.

E io, da li di dietro, a rapportarmi con gli altri, a difendermi costantemente, a soffocare chi ero, a comportarmi con schemi mentali e reazioni ereditate, prese come modelli da chi abbiamo avuto più vicino, tipo i genitori.

Tutte cose distruttive perché non riconoscevo chi sono/ero, volevo solo farmi accettare, quali ferite mi spingevano ad essere così, a farmi guidare da rabbia e paure.

E qui c’è un primo punto fondamentale: tanto di chi siamo, che facciamo vedere, non siamo noi. Per qualsiasi motivo, ereditato o partito da noi.

Dunque1 : sii accondiscende, benevolo e amorevole nei tuoi confronti. Ma non deresponsabilizzarti! -Dai 16 anni in poi, o qualche anno prima/dopo, abbiamo la possibilità di scegliere cosa dire, come reagire, come pensare, capire cosa sentiamo emotivamente/emozionalmente/spiritualmente.

Dunque2 : la vita è una tua cazzo di responsabilità. CAZZO. -Se lo avessi capito prima mi sarei risparmiata anni di sofferenze, indipendentemente inutili.

E allora la risposta è questa: no, molto spesso non sappiamo chi siamo. Non ci accorgiamo neanche di cosa è realmente nostro o sono comportamenti appresi da altri.

Non lo sappiamo quando siamo guidati dalle paure invece che da una scelta consapevole. Quando facciamo compromessi per paure, che ci allontanano dai nostri valori, da quello che vorremmo realmente, solo per essere accettati, visti, scelti, non feriti. Quando diciamo sì mentre dentro sentiamo no, e poi ci convinciamo che va bene così, che fa niente.

Non sappiamo chi siamo quando reagiamo in automatico, usando schemi mentali e comportamentali che non abbiamo scelto ma assorbito. Quando ci muoviamo più per difesa che per verità. Quando scambiamo la sopravvivenza per carattere.

Sapere chi siamo non è un’illuminazione improvvisa. È togliere. Togliere tutto quello che non ci appartiene. Le convinzioni ereditate. Le paure imparate. Le maschere costruite per sentirci parte di qualcosa.

Lo capiamo quando iniziamo a sentire che non siamo più guidati solo dal cazzo di bisogno di approvazione. Quando riusciamo a dire la nostra in modo rispettoso senza sentirci in colpa se qualcuno si sente toccato. Quando non perdiamo noi stessi pur restando in relazione con gli altri.

E fidati: nessuno è arrivato. Tutti abbiamo paure. Tutti facciamo compromessi. Tutti, a volte, tradiamo valori e principi per soddisfare un bisogno che nasce da una ferita.

La differenza sta nel rendersene conto.

Da lì in poi la responsabilità è tua.

Il primo passo è l'onestà di rendersene conto.

Poi bisogna scavare. E qui sono davvero tutti altri cazzi.

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