Art. 7 | I sensi di colpa

Per me è una delle più brutte bestie emotive inventate dall’uomo.

Perché bisogna/devi far sentire qualcuno in colpa? Chi sei? Quello superiore agli altri?? Va che cammini sulla nostra stessa terra e anche tu di cagate ne hai fatte a bestia, stronzo/a.

Questi sono i fatti. Nessuno ha mai fatto tutto giusto.

Ma partiamo dal principio e scopo: il senso di colpa di per se non è il cattivo della storia.

Se si guarda è un meccanismo di consapevolezza e responsabilità (e anche qui troviamo una linea sottile), sia esterno che interno a noi.

Il problema nasce quando l’uomo lo ha trasformato in uno strumento di punizione, ricatto morale, auto-punizione o vergogna cronica, invece che in crescita.

Infatti ora il senso di colpa è un concetto diseducativo, perché usato in termine negativo, e come tale nasce molto presto, di solito nell’infanzia. È legato al “giusto” o “sbagliato” in base esclusivamente della persona che abbiamo d'avanti (e le sue ferite) e di conseguenza all’approvazione e al riconoscimento = al bisogno di essere amati, accettati e riconosciuti.

Al giorno d’oggi non serve più a evolvere ma a farci bloccare:

  • fa/fanno credere che tu sei sbagliato/a, e non solo che hai sbagliato qualcosa (e che c’è SEMPRE rimedio, tranne alla morte)
  • porta a rimediare, anche quando non sei tu la responsabile
  • ti spinge a mettere i bisogni degli altri prima dei tuoi per accettazione e riconoscimento
  • ti tiene in relazioni o situazioni dove “devi espiare” invece di scegliere con libertà

E tutto questo non è amore. È ricatto. È superiorità travestita in educazione.

Per me questo concetto non dovrebbe proprio esistere. Perché le cose sono 2: o c’è accettazione o prendi la porta.

Perché si sbaglia e tu hai il dovere di essere empatico (perché il primo scemo/a sei tu che puoi sbagliare).

Non ti punisce, ma ti dice: “ok, qui c’è qualcosa da guardare, da imparare, da cambiare”, cioè quando arriva ad esserci la responsabilità, non la colpa.

Facciamo che quando ci sentiamo superiori rispetto ad una situazione o persona, ci beviamo un bel bicchiere di umiltà ed empatia.

Qui si tratta di cambiare cultura in merito ad atteggiamenti e reazioni mentali.

Come quando si tramanda una cosa (tipo un vaso), un’emozione (tipo la paura di perdere la casa) e altre miserie, finché non c’è qualcuno che rompe questa tramandazione tossica si ripeterà. 

Magari il vaso è pure bello e si tiene. Per le emozioni derivate dalla paura direi che c'è il secchione. 

Idem per i concetti socio-culturali. Sii il primo/la prima ad interrompere un ciclo!

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Per quelli che dicono "eh ma da qualcuno hai preso" sono proprio queste le cose che PENSI che siano dentro il tuo DNA, e invece sono schemi tramandati.

Se ti guardi bene, veramente bene, vedrai che tu con i tuoi genitori/partenti non hai niente a che fare perché siamo tutte persone (anime) uniche e diverse. Ci sono le affinità, ma sono una cosa diversa dal comportamento, ragionamento, atteggiamento, reazione, decodifica, ecc ecc.

L'affinità è quella cosa che non ti sai spiegare il perché della connessione. Con i tuoi non ce l'hai, averceli è un'abitudine di crescita.

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Il senso di colpa è una brutta bestia quando gli altri ti fanno sentire così (e qui non ci puoi fare niente, non hai il controllo degli altri, al massimo te ne vai) e smette di aiutarti a capire per migliorare.

Quando non ti dice più “hai sbagliato” ma “sei sbagliato/a”, a farti stare zitto/a, buono/a e sottomesso/a.

In quel caso non è coscienza. È controllo.

Finché resta un segnale, va bene. Quando diventa una gabbia, va guardato in faccia e rimesso al suo posto.

Perché crescere non significa espiare. Significa capire, scegliere e andare avanti un po’ più liberi di prima.

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